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Trolololo

Ci siamo impadroniti dell’account di uno degli autori del presente Blog (tal kotekino) e intendiamo qui perorare la causa dell’IFDBT, ovvero gli “Inconsolabili Fruitori Di Blog Trapassati”.

Non è possibile che uno trovi un blog, ci si appassioni, lo legga con entusiasmo e poi, da un giorno all’altro come un fulmine a ciel sereno e implacabile come Equitalia, su quel Blog cali la mannaia della Morte. E no. Non ci si comporta così. E le responsabilità verso i fruitori appassionati? Dimenticate d’un tratto dopo tanti sproloqui?

Stigmatizziamo e ci impadroniamo. Lotta dura senza censura dal Baltico all’Estremadura (ci occupiamo solo di blog europei occidentali per questioni di metrica e rima).

Marcello Piccatore
IFDBT Italia

Hollywood, 1 Settembre 2011. Alla mia destra siede George Clooney, sfacciatamente bello come sempre. Ha un sorriso smagliante, ma non è il solito sorriso alla clooney: è proprio soddisfatto, felice potrei dire. Applaude convinto. Alla mia sinistra un uomo corpulento dal vestito eccentrico batte le mani con foga, è leggermente sudato e non si nega alcuni “Bravo!” gridati con voce tonante. Dicono sia un produttore, di quelli importanti, di quelli che “aprono e chiudono porte”. La magnifica sala di proiezione Antimedia, inaugurata proprio questa sera, è come sospesa in un interminabile applauso da un numero imprecisato di minuti. Ma non mi paiono un’inutile eternità, come  normalmente mi accade in queste occasioni, no: qui stanno sgorgando emozioni forti, provate e manifestate apertamente da ciascun proprietario di quelle mani impazzite che non vogliono smettere di battere. Anche io, contagiato dal tripudio generale, applaudo. Convinto. Non so nemmeno dire quanto abbia apprezzato veramente Nothing But Dislikes – Antipook rules, so solo che sono parte di quel popolo in estasi che sta tributando al proprio Ré una celebrazione profonda, sentita e commossa. E lui, impassibile e con l’inconfondibile dislike dipinto in volto, è su quel palco immenso, due passi avanti alla moltitudine di artisti che ha resto possibile tutto questo, e guarda la sala con la soddisfazione dipinta in volto. Joril, quello vero, non il meraviglioso John Malkovich che lo ha interpretato nel film e che ha magistralmente raccontato la sua avventura a tutti i cuori palpitanti dei presenti, incluso il sottoscritto, è chiaramente il Ré della serata.

L’intervista. Ma andiamo con ordine. Questa è la storia di uno strano evento, accaduto tra il 9 e il 10 luglio del 2011. Lo chiamavano Splash e solo ora credo di capirne il perché. Qualche settimana prima dello Splash, dicevamo, il noto malvivente Don Paolino Bottaro (vedi foto), con il quale ebbi diversi screzi in passato (cfr. The Godfather! O la vera storia di Don Paolino ‘Botty’ Bottaro), mi propose di emendare le mie presunte colpe nei confronti della sua cosca assumendomi l’onere di reperire un’intervista all’imperscrutabile Joril, il CTO del noto antisocial network Antipook, in occasione dell’imminente uscita del film Nothing But DislikesAntipook rules dedicato proprio alla sua vita e all’incredibile storia della massiccia ascesa di Antipook nel mondo degli (anti)social networks, di cui Joril è senza dubbio alcuno l’indiscusso deus ex machina. Questa richiesta mi fu fatta dal Bottaro per la mia fama di giornalista relativamente autorevole ma soprattutto perché in passato sono stato uno dei fortunati partecipanti al beta-test di Antipook sin dalla sua remota release Katsudon, così da divenire un profondo conoscitore dell’ambiente antipookiano. L’intervista avrebbe dovuto svolgersi in Lunigiana, presso lo sfarzoso Hotel Montagna Verde dove, con il cast del film al completo, gli autori e parte della produzione presenti, si sarebbe tenuta la tradizionale festa di fine riprese. Naturalmente accettai, cogliendo al volo la ghiotta occasione, spinto da due solide motivazioni: il forcone di Ennio Cinghiale non sarebbe stato più il mio incubo e il mio talento giornalistico avrebbe potuto, questa volta, avere la fortuna che, immodestamente, pensavo che meritasse.

Il gran riufiuto. La limousine messa a disposizione da Don Paolino mi sta conducendo alla volta di Apella di Licciana Nardi in Lunigiana, e fremo letteralmente all’idea di intervistare un personaggio del calibro di Joril, di incontrare così tante star di Hollywood e di passare un week end nel lusso sfrenato (vedi foto); il mio iPhone vibra per avvertirmi che ho ricevuto un personal message su Antipook, grazie alla sofisticata applicazione AP for iPhone. Mittente: Joril. Leggo: “NO. L’intervista di persona no perché c’é sempre il rischio che qualcuno tiri fuori della roba in Powerpoint!”. Sospiro come Kif Kroker. Proseguo nella lettura: “l’SFTP é overkill per queste cose, GTalk rulla ma metti che abbia altri impegni quando mi contatti? Dunque rimangono le email” – la controproposta del CTO – “meglio se me ne mandi magari una per domanda, con l’intervista spezzata, così non perdo troppo tempo a rispondere ché ci sono sempre quelli (gli utenti di AP, ndr.) che schiamazzano per le feature e non vogliono sentire ragioni! Spera di non averci mai a che fare!”. L’uomo è ricco e famoso, hanno fatto un film sulla sua vita ma egli continua, burbero ma dedito alla causa, a dedicarsi in prima persona alla sua creazione: commosso, decido di assecondarlo e gli rispondo che accetto.

Nothing But Dislikes – Antipook rules. Durante il lungo e piacevole viaggio, sfoglio sul mio iPad la sceneggiatura di Nothing But Dislikes che la produzione mi ha messo a disposizione: e devo dire che il film mi sembra davvero interessante. Innanzitutto è firmato da Fragola Mannara, e già questo basterebbe a garantirne la qualità. Inoltre lo trovo fedele alla storia originale, sembra avere la giusta dose di pathos (memorabile la sequenza del tormento interiore di Joril patito quando Facebook, in un ultimo disperato tentativo di sopravvivere, cerca di acquistare Antipook con un’ignobile offerta di 8 miliardi di dollari e lui infine motiva il suo rifiuto con la celebre frase “Mi volete forse proporre una catena cercasoldi? Seriamente, se mi fate questa proposta penso ci sia un malinteso, io ho tutto quello che mi serve (eccetto un aereo magari, ma va beh) e mi legge più del novanta percento degli utenti di Antipook!”) e, soprattutto, ha un cast da strabuzzare gli occhi: John Malkovich (che, per interpretare la parte di Joril, ha dovuto sottoporsi a 7 interventi di chirurgia plastica per il ringiovanimento), Renato Pozzetto (nella parte di xx, anche se sospetto che l’xx di antipook sia effettivamente Renato Pozzetto), Uma Thurman (l’unica, forse, in grado di interpretare Blondie K. per fascino e per dimensioni del piede), Cameron Diaz (energica, bella e simpatica come Revolution9), a grande sorpresa Kevin Smith (nella parte di Jamm3r), Russel Crowe (nella parte di Corinzio), la rivelazione Guido Meda (nella parte di chi vi sta scrivendo, scelto a sorpresa durante la battaglia legale scatenatasi tra Edward Norton e Hugh Laurie per assicurarsi la sua interpretazione), un trasfigurato Tom Cruise (nella parte di SobaSintetica), una ringiovanita e incredibilmente abbronzata Sigourney Weaver (nella parte di Nimue) e, udite udite, Zak McKraken, interamente creato in CG, per l’interpretazione di Lapo (il quale ha poi preteso che apparisse nel film sempre e solo a risoluzione 8 Bit). La ciliegina sulla torta è rappresentata dalla regia, ad opera della straordinaria e misteriosa regista giapponese Motoko, vero astro emergente di Hollywood. Unica pecca, se vogliamo, la grottesca scelta degli adattatori nostrani di adottare, per la versione italiana del film, il titolo “Mamma, questo non mi piace – Antipook rulla”.

Lo Splash, primo giorno. Ed eccomi finalmente al Montagna Verde, dove vengo accolto con insolito calore da Don Paolino, in compagnia di Malkovich e Pozzetto (vedi foto); dopo alcuni balbettii che sono riuscito a mormorare al cospetto dei due mostri sacri, vengo gentilmente accompagnato alla mia suite da un’addetta del complesso alberghiero; sorseggiando il primo Mohito della giornata, apro il mio iBook per vedere se Joril ha risposto alla mia prima domanda, inoltrata tramite mail: “Signor Joril, che cosa pensa del cast del film a Lei dedicato? Ti ringrazio molto per questa domanda, perché mi ha dato l’occasione di imparare chi sia Guido Meda (potevo usare google vero?). Gli altri sono attrici e attori giusto? Ma, perdonami, chi ha il tempo di seguire il cinema quando c’è una folla di gente che richiede feature su feature! Ci sono pure quelli che si lamentano di feature mancanti quando in realtà sono già state implementate! Ti auguro di non averci mai a che fare!”. Impareggiabile: tetragono e coerente, Joril pensa sempre e solo alla sua creatura. E appone mentali dislikes a coloro che la popolano.

Sto sorseggiando il secondo Mohito della giornata, sotto un ombrellone a bordo piscina, dopo aver scambiato quattro chiacchiere al tavolo da ping pong con Uma Thurman, e, con l’iBook sulle ginocchia in attesa della seconda risposta di Joril, guardo divertito Russel Crowe, Kevin Smith e la Thurman rilassarsi nell’acqua facendo finta di interagire con Zak McKraken (vedi foto). La loro abilità nella recitazione, anche quando non sono impegnati in scena, resta mirabile perché se nella foto si può apprezzare Zak, in versione rigorosamente a 8 bit, vi garantisco che dal vivo al suo posto c’era solo limpida acqua. Poco prima avevo avuto l’onore di conoscere Guido Meda, giunto allo Splash in compagnia di una Geisha e del pargoletto ipercinetico, e constatarne la sua straordinaria somiglianza col sottoscritto. E della Geisha con mia moglie. E del pargoletto con mio figlio. Benedetta fiction! La seconda risposta non tarda ad arrivare (come supponevo, dal momento che quando Joril non è online significa solo una cosa: Internet è rotta). “Chi ha inventato la parola dislike? *mumble* Credo che il primo ad usarla nel nostro contesto sia stato Renato Pozzetto… Penso fossero i primi di novembre o poco prima. Com’eravamo giovini!”. Capito il personaggio? In pochi mesi Antipook, da semplice divertissement si è trasformato nel concorrente più agguerrito di Google e Facebook, ed egli manifesta rimpianto per quell’epoca, a suo dire, così lontana. Appongo dislike “Uhm, non male”.

La giornata procede piacevolmente tra le simpatiche gag che gli attori, tutti completamente sbronzi, non si stancano mai di interpretare e le laconiche mail di Joril; Pozzetto posa con un paio crocks rosa (vedi foto). “Signor Joril, mi parli dei gattini. Chi legge AP sa di essere considerata una persona capace, allergica al buonismo nonché dotata di autoironia, spirito critico e “NO non mi frega di vedere quant’é carino il tuo gatto”. Ovviamente non si può negare che tra gli utenti di AP ci siano in realtà molti cosiddetti “gattari”, ma essendo per l’appunto persone di un certo livello sanno rispettare le – peraltro logiche – regole”. Fermezza e buon senso. Cameron Diaz offre frittate, cappelli e regali a tutto il cast. “Secondo lei, il film Nothing but dislikes può essere considerato un capolavoro? Per me la definizione di capolavoro è nient’altro che “la prossima release di Antipook”. Orgoglio e consapevolezza del proprio talento. Uma Thurman, fradicia di alcool, motteggia appollaiata in pigiama su una sedia. “Cosa vuol dire, per lei, socializzare? Ma un vocabolario da quelle parti no eh? Cmq socializzare vuol dire stare attorno a un tavolo sotto le stelle bevendo vini liquorosi (eventualmente stando in posa naturale)”. Sarcasmo e spirito d’osservazione. Russel Crowe si diverte a prendere ordini da un giapponese in miniatura. “Chi è Joril? Un programmatore che lavora ad un sito che distrugge il PIL. E fa un discreto katsudon!” Autoironia e capacità culinarie.

Lo Splash, secondo giorno. E’ mattina presto e vengo svegliato dai campanacci di alcune pecore che pascolano nelle vicinanze del lussuoso complesso alberghiero. E dai click compulsivi delle macchine fotografiche di Cameron Diaz e Kevin Smith che le immortalano. Finisco di sorbire il diciottesimo mohito, non terminato la sera prima, e pigramente apro tutti gli appunti presi sul mio iBook. Perfetto – penso – ora posso scrivere il pezzo. Questa volta il successo è assicurato. Il personaggio Joril è ben delineato, le gag non mancano, la documentazione fotografica fornita dalla produzione è di prim’ordine. Posso cominciare a lavorare. Vengo assorbito dal lavoro per qualche ora e non mi accorgo che, adesso, tutti gli attori sono in costume da bagno (esclusi John Malkovich, ancora convalescente per le operazioni di chirurgia plastica e impossibilitato a prendere il sole, e Guido Meda, impegnato a urlare “Gas a martello, scatenate l’inferno, pronti, via!” per una telecronaca live, effettuata in remoto) e stanno facendo capannello davanti alla mia suite. Stanno ridendo. Odo il vociare del micro giapponese, anch’egli in costume, che impartisce ordini molto precisi ai presenti. Mi è sembrato financo di scorgere l’ologramma di Zak McKraken intento a terminare entro i due minuti il suo cubo di Rubik (invano). Incuriosito apro la porta e le possenti braccia di Kevin Smith e Russle Crowe mi acchiappano con vigore. Repentinamente vengo trasportato, ancora con l’iBook in mano, sul bordo della piscina, gemente, tra gli schiamazzi generali. “Ragazzi, vi prego, ho l’iphone in tasca”. Risate. “Ma… ho anche l’iPad nel borsello!”. Risate. “No, vi prego non scherzate. Nell’iBook che ho in mano c’è tutto il mio lavoro!!!”. Risate sempre più grasse. Quel che segue, e che non dettaglierò per il trauma che ancora mi porto, spiega due cose: innanzitutto perché il presente articolo contiene ricordi frammentari, travisa le parole di Joril e sembra confondere fantasia con realtà. In seconda battuta, almeno a mio parere, spiega inequivocabilmente il perché del nome scelto per questa dannata festa di fine riprese.

Ma…wtf?!?

http://www.ilpost.it/2011/05/31/mi-porti-un-bacione-a-sfruz/

CI DERUBANO!

Recentemente XX ha introdotto con piacere il concetto, meraviglioso, di Gianni Morandi e della sua passione per la nutella organica.

Questo mi fa schifo, principalmente, ma mi fa anche pensare al tema, colpevolmente mai affrontato in questi lidi, delle leggende urbane.
Ne esistono centinaia e molte sono squisite. A Roma una delle più quotate era, almeno una decina di anni fa, quella che girava intorno alla Defilippi, Costanzo e la Barale. In poche parole si diceva che le due signore ci davano dentro tra loro mentre il grassone guardava.

I più smaliziati, cioè io, aggiungevano che contemporaneamente, ehm, veniva soddisfatto da Pino Insegno. Non c’era un romano che non avesse un fratello/cugino/amicodelvicino/excognatodelmacellaiochec’halebraciolebone/conoscente che lavorava a cinecittà e che glielo avesse confermato.

Cazzate, probabilmente. Anche perché la Barale cesso non è e si potrebbe permettere qualcosa di meglio, ordini di grandezza.

Da queste parti invece troneggia la leggenda di “Ricky Martin, la niña y el perro“.

Non c’è ispanofono che non abbia mai sentito parlare di questa storia, che francamente è assolutamente succulenta. Si narra che negli anni 90 la faceva da padrona in Spagna e America latina una trasmissione chiamata “Sorpresa, sorpresa” dove familiari o amici organizzavano sorprese a ignari protagonisti, che venivano filmati a mo di candid camera. Orbene, i familiari di una adolescente di 14 anni pensarono bene di far conoscere alla pargola il suo idolo, a quei tempi eterosessuale, Ricky Martin. Ebbero la geniale idea di farlo nascondere nell’armadio della stanza da letto della fanciulla e di non farsi trovare in casa quando questa sarebbe rientrata da scuola. La leggenda vuole che la niña, vedendo che non c’era nessuno in casa, ben contenta si diresse in cucina dove prese un barattolo di marmellata e da qui alla sua stanza con il suo fido cane…
Già ve lo immaginate no?
Bene, pare che il buon Ricky non poté fare altro che uscire dall’armadio (non in quel senso, per il quale aspettò circa 20 anni) e interrompere lo slinguazzamento canino… Ovviamente la registrazione non andò mai in onda ed è impossibile trovare il video in questione.

Io non so se sia vero o no, spero di no perché è risaputo che i cani sono fisiologicamente diabetici. Consiglio all’innocente donzella, se veramente ama il suo cane, di usare la prossima volta patè di fegato.

Finalmente!

Signore e signori, la vecchia si sposa!!!!!!!!!

Siete tutti invitati a Siviglia per assistere all’evento.

Ciao, Spero che tu stia bene e sono di buon umore, ho 29, non sono mai stato merried e non hanno figli, ma ci tengo a trovare il mio vero amore ed essere felice con il mio unico e solo, penso che questo sia molto importante per ogni donna. Sono molto sul serio la ricerca di questi uomini e faro di tutto per renderlo felice. Beh, gia pensa che io sono il migliore owmn in questo mondo, no, ma ho davvero sinser e voglio essere felice con il mio miele bella, condividono ogni cosa nella mia vita con lui e di essere il migliore amico per lui. Il mio indirizzo email e: xxx@yyy.va quindi se avete qualche minuto libero, mi sarebbe felice di conoscerti meglio e vedere cosa portera, bye bye e prendersi cura Svetlana Stuart

 

BVUackBeVVi

Bwahahahahahahhahahahha!!!!!

Ho scaricato l’app di worpress per BlackBerry!

Tremate!

(scherso, saró troppo pigra anche per questo)

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