Un racconto da me vergato apposta per i Maialiniallabirranelsalotto. Prosit.
“Il cammino dell’Uomo Virtuoso è lastricato di carpaccio di cavallo”.
Malak il Macellatore, Equinozio 15:9
Con queste parole ben salde in testa e il fucile a pompa stretto tra le mani, ho costruito passo dopo passo, bistecca su bistecca, la mia strada personale verso Verità e Giustizia, nella speranza di giungere un giorno a un mondo nuovo, un mondo privo di Invidia e di Malvagità. Un mondo privo di Equini.
Ho combattuto il Male masticandolo, digerendolo e poi cagandolo fuori purificato dal mio retto apparato digerente. Ho combattuto il male armato di machete, spiedo e fucile.
Ad ogni nitrito ho risposto con uno sparo. Ad ogni colpo di zoccolo ho contrapposto un fendente.
Malvagi. Ecco l’unico aggettivo valido per descrivere i cavalli. Essi sono malvagi e si crogiolano nei loro misfatti cosiccome l’arrosto si crogiola nel suo sugo. Divorano bambini, storpiano indifesi, calpestano vecchi, ormai troppo secchi per i loro palati lussuriosi. Bramano carne. Sempre più carne.
E io, in quanto Uomo Virtuoso, bramo la loro. Perché non c’è azione più giusta che schiantare un cavallo e poi farlo alla griglia. Non c’è gesto più meritevole che inforcarlo allo spiedo e passarlo alla brace. Farne salsicce, polpette. Saltimbocca, bistecche.
Arrosto e spezzatino.
Tutta la vita ho passato a difendere la brava gente dalla Minaccia che il cavallo rappresenta, a cercare di arginare l’Invasione Zoccola e la sua Furia Galoppante.
All’armi, cittadini! Nascondetevi, gente! Portate in salvo donne e bambini!
I cavalli stanno arrivando. Per fortuna, ci sono io. Io e il mio fucile e il mio machete e le mie trappole, a difendervi.
Con una mano salvo un infante dalle fauci di un equino invasato e con l’altra attizzo la brace del barbecue, cosicché sia ben caldo una volta terminato il massacro. E quando il fumo delle carni si innalza sino agli Dei, pregusto il banchetto riservato all’Uomo Virtuoso, dacché nutrirsi di carne di cavallo è cosa buona e giusta.
I cavalli tramano, badate. Mentre si pascono con sguardo ottuso, simulando stolida indifferenza, tengono d’occhio i nostri movimenti, li studiano. Elaborano macchinosi piani di Dominazione e brigano per attuarli a nostro discapito. Ci guardano con occhi d’invidia perché sanno che, almeno per ora, siamo noi la razza dominante.
Guai a voi. Guai a voi, vi dico, equini dalle ampie busecca, poiché il vostro grasso cadrà sotto il ferro sfrigolante della mia griglia.
Di solito i malavitosi, per spaventare gli avversari, recapitano loro una testa di cavallo sgozzato. A me invece ne hanno fatto trovare uno tutto intero, vivo, vegeto e assetato di sangue. Ma siccome a caval donato non si guarda in bocca, io ho evitato di soffermarmi sulle sue fauci spalancate e gli ho sparato dritto in mezzo agli occhi. Rispedito al mittente sotto forma di salsicce e involtini. Questo è intimidire l’avversario.
Datemi un rosso corposo, e io posso andare avanti fino alle prime luci del mattino. Col vino che brucia nelle vene, posso affrontare un plotone di cento stalloni a mani nude. Con le labbra tinte di uva e le mani sporche di sangue, non mi fermerai che allo scoppiare del mio intestino.
Ma alle volte, dopo il combattimento, arriva il silenzio. Ed è allora che mi ritrovo a pensare, che i dubbi mi tormentano. È retto il mio modo di agire? Sono nel giusto? O forse nella mia ossessione di seguire il Canone persevero in usanze barbare e crudeli?
Se lo lascio fare, il dubbio come una zecca mi si infila sotto pelle, e se lo gratto mi infetta e mi avvelena. È il mio agire quello dell’Uomo Virtuoso? Sto davvero facendo la cosa giusta?
Scava, scava.
Dopotutto, sono pur sempre un essere umano, e sarà lecito anche per me, che anelo all’Infinito tramite la Bistecca, rimanere di tanto in tanto vittima dell’incertezza.
Un dubbio, un dubbio. Un unico, atroce dubbio.
Dico io: nel soffritto per il ragù di cavallo, assieme alle cipolle e alle carote ci va anche il sedano?
Genio. Genio allo stato puro.
Nessun altra parola puo` esprimere la mia ammirazione!!
Uomo Virtuoso, sappi che io copriro` le tue spalle, armero` il tuo fucile e appuntiro` il tuo spiedo fino a quando i nitriti non saranno solo un tetro ricordo!
Bravo Botty, imbraccia lo spiedo e combatti assieme a tutti gli Uomini Virtuosi questa Crociata!
Una sola parola può descrivere questo racconto. Una parola che è nome, aggettivo, strumento, sorte. Unità di concetto e funzione. Retto.
Comunque no, niente sedano. Sedanizza troppo.
golosino, mi hai commosso fino alle lagrime… in quest’epoca di decadenza sei un vero punto di riferimento!
Ma…hai cambiato il finale! Quando imparerai che non devi MAI darmi ascolto?!?
già, questo è un po’ più cazzone, quello originale era un po’ più drammatico.
che ci vuoi fare, è andata così…
come verga golosino, non verga nessuno!
ma come verga la verga di Verga…
Ma adesso per avere il finale originale ci tocca aspettare 10 anni come per Blade Runner??
chissà se l’ho tenuta da qualche parte, la Director’s Cut…
In effetti il finale è un grosso punto debole. L’Uomo Virtuoso è dunque solo un buffone? Le vite dei tanti innocenti divorati dai cavalli valgono così poco?
Ma “quando i nitriti saranno solo un tetro ricordo”, come scrive Botty, che ne sarà del Cacciatore? Egli non può vivere senza le sue nemesi. E allo stesso modo Golosino non potrebbe più scrivere su questo blog se non esistessero i cavalli, che con lui formano un tutt’uno, Buono e Malvagio, Luce e Tenebra, Amore e Odio, Eros e Tanatos, Yin e Yang, Ping e Pong.
Cip e Ciop.
Cip e Ciop non sono in antitesi, sono un tutt’uno. Hai ancora molta strada da compiere, piccolo triangolino rovesciato blu dall’aria triste e, diciamolo, un po’ sfigata.
Ehi tu, lascia stare il mio amico “triangolino blu dall’aria triste e sfigata”!
il Tutt’uno comprende anche gli opposti, ergo Cip e Ciop, un Tutt’uno peloso, sono anche Antitesi (sempre pelosa)