
Mi è venuto da chiedermi, in modo neanche troppo collegato ai risultati elettorali: ma l’Italia resterà unita fino alla fine dei tempi? Oppure questa è solo una fase, come ne ha avute tante?
Finora non è durata neanche troppo. Voglio dire, il mio bisnonno è nato nel Regno di Sardegna. Non è passato neanche un secolo e mezzo. La Francia ha gli stessi confini etnici da più di duemila anni, ed è sostanzialmente un’entità politica unica da milleduecento. La Spagna da più di cinquecento. Non è che noi invece siamo poco più dell’ex Jugoslavia e ci illudiamo del contrario?
Sarebbe possibile una secessione incruenta sullo stile di quelle europee degli ultimi vent’anni? Che stanno forse affermando il fatto che piccole unità sovrane lavorano meglio all’interno di organismi più ampi rispetto a Stati troppo grandi con rivalità etniche interne?
La nostra generazione e quella prima conservano il ricordo scolastico delle cartine della penisola italiana con i territori separati, il Granducato di Toscana, lo Stato Pontificio, il Regno delle Due Sicilie, e le guardiamo con superiorità, come segni di una fase primitiva della nostra storia. Ma è davvero così?
E che tipo di nuovo frazionamento si potrebbe vagheggiare per il futuro? La scissione del lombardo veneto fino al Trentino, Trieste città-stato autonoma e l’Alto Adige restituito all’Austria? Il ritorno esplicito del potere papale sul centro-sud? (Seguendo l’esempio tibetano). Una nuova Repubblica Cispadana nell’area tosco-emiliana? E un Limonte indipendente con annessione della Valle d’Aosta? (Magari! Avremmo 6 milioni di abitanti, che sono sempre troppi per diventare l’Estonia, ma sempre meglio che 60).
È divertente soprattutto immaginare come potrebbe essere gestito tutto questo (e anche da cosa potrebbe essere scatenata questa disgregazione, forse si richiederebbe un pesante vuoto istituzionale paragonabile a quello lasciato dal crollo del regime sovietico, ma non ho gli strumenti di analisi necessari per raffigurarmelo).
A pensarci sembra impossibile: come farebbe la classe politica a decidere di spostarsi in uno Stato o nell’altro? In base alla nuova nazionalità? Noi limontesi ci terremmo Fassino e lasceremmo Berlusconi ai cugini del centro-est?
Eppure in qualche modo le ex repubbliche sovietiche lo hanno fatto. Quando cechi e slovacchi si sono separati vellutatamente, ci saranno stati politici cechi e slovacchi al governo, e a un certo punto avranno dovuto rientrare ciascuno nella propria nuova/vecchia patria.
Chissà che cosa si prova a vivere cambiamenti del genere. Probabilmente è più stimolante che guardare gli speciali elettorali con lo spoglio delle schede in tempo reale.
[...] Zrodlo informacjiOryginalny artykul na:http://maialiniallabirranelsalotto.wordpress.com/?p=217 [...]
Non è affatto improbabile come prospettiva, ridendo e scherzando al nord stravince la lega, in sicilia i separatisti. E’ l’espressione di quanto sia più importante il campanilismo di tante altre cose. Sì siamo una sorta di ex jugoslavia, i tanti dialetti che abbiamo sono in realtà lingue che non vengono riconosciute tali per motivi politici, lo sappiamo tutti. Però, c’è un grosso però, la diversità è la ricchezza di questo paese, il fatto che i sardi dicono su, i romani dicono er, i ciociari dicono lu, è davvero sufficiente per disgregare tutto? Per diventare tante piccole bielorussie senza anima? Possibile che così in pochi riescano a vedere la multietnicità come marcia in più, piuttosto che marcia in meno?
Scusate la serietà, che mi è estranea, ma il tema mi tocca veramente tanto. E il futuro mi preoccupa un poco.
beh, in effetti l’unità politica italiana è un concetto piuttosto recente e non necessariamente duraturo.
Detto questo, il Limonte ha un nome ridicolo, e quindi è destinato a venire invaso dall’Alta Savoia, che nel frattempo si sarà scissa dalla Francia a causa di una disputa sui formaggi a pasta molle
Kuma, la globalizzazione del pensiero più ancora che delle persone e delle merci sovrasterà sempre di più tutte le possibili “identità” nazionali, concetto sempre più da archiviare come “fuori dal tempo”. Già oggi in Europa si parla di macroregioni e qualsivolgia suddivisione futura servirà solo ed esclusivamente ad amministrare un certo numero di cittadini in modo efficiente. Io amo le bellezze dell’Italia (tra cui metto la cucina) come quelle della Francia, dell’Inghilterra, del Giappone (solo per citare quelle che conosco più da vicino). E ogni cultura ha qualcosa da insegnarmi.
Basta che la politica, comunque si evolverà, faccia il suo mestiere e non sconfini: amministrare la cosa pubblica in modo efficiente giusto e leggero, sono aperto a qualunque cambiamento.
Per quanto riguarda il Limonte, non possiamo chiedere l’annessione alla Francia? Se riusciamo a dimostrare che Cavour era ubriaco quando colloquiava con Napoletone III forse possiamo tirar fuori un trattato rimasto nascosto. Golosino, vai ad un master di invecchiamento carte!
Secondo me sfogliando l’Enciclopedia Stronza qualcosa lo troviamo
E’ ufficiale, comunque. Leggendo i commenti di tutti voi, posso ragionevolmente affermare di essere l’unico utente dei maialini che oggi può moderatamente sorridere.
Seguiranno valanghe di insulti più o meno velati…
La fate facile voi! Non siete figli di matrimonio misto e residenti in uno stato straniero..
Come farò, mi dico, come farò…
Detto ciò, sono disperata. per fortuna ho in casa una cartina del 1842 che mi sta abituando al futuro.
Chicca facciamo finta di essere Padani, così magari riusciamo a scamparla. Amici del nord, ci date ripetizioni di pronuncia? Comincio subito, seduto qui sulla mia cadrega.
Kote: è bello quello che dici e spero che la maggiorparte di quelli che hanno votato come te, la pensino allo stesso modo.
E comunque, la mortadella alla piastra con un filo di aceto balsamico (anche quello denso, la novità della nota marca col nome di una infrastruttura che forse un giorno costruiranno e che collegherà due stati ormai separati e chissà nemici… ok la smetto!!!!!) ha decisamente il suo perché.
Serir: purtroppo non penso affatto che quelli che hanno votato come me, la pensino allo stesso modo. Ma siamo in Italia no? Si vota sempre turandosi il naso (non credo che nel centro-sinistra quelli che hanno votato l’ottimo veltroni fossero tutti felici di dare il voto alla Binetti)…
Anyway, il collante dei popoli è il cibo: se vi fosse un partito del Camembert, voterei senza indugio quello
mmmm mortadella…
Esattamente e non immagini quanto ho dovuto premere forte le narici.
Comunque è andata così, e ti assicuro che i teodem non avrebbero certo giovato alla mia causa.
Il cibo è il collante di tutto, soprattutto se la dose di carne supera la percentuale di consensi di Berlusconi.
Zapy, accoglimi tu!!!!
Kuma: io, in quanto appartenente a regione autonoma a statuto speciale, posso contemplare la disgregazione dell’Italia con la consueta, paternalistica, degnazione e giusto un minimo di tristezza, conscio del fatto che l’Italia è un sotto-insieme socio-culturale della Sicilia. Vedrete, saprete ascendere alle nostre vette, il tempo vi darà una mano. Per quanto riguarda eventuali regioni che intendessero vigliaccamente defezionare ed annettersi a stati esteri, sono costretto a chiedere cospique indennità come risarcimento per l’alienazione dei territori conquistati dalle guerre d’indipendenza in poi (Stato Pontificio, Alto Adige, Trento, Trieste, etc.). Niente euri però, solo oro.
…oppure salsicce.
xx: in tal caso meglio polpette di cavallo.
mmmh, cavallo…
Kote (nella parte seria): la globalizzazione passa benissimo attraverso piccole entità con la propria identità culturale che la mettono da parte solo nel momento in cui s’interfacciano con l’organismo maggiore, ma in casa loro sono sovrane. Gli Stati Uniti non funzionano forse così?
E’ il preteso accentramento politico del grande Stato Nazionale che mi sembra un residuato del passato, con tutta la sua retorica. In Francia funziona e va bene, ma se in Italia non dovesse funzionare, che problema ci sarebbe? Per quanto sia sorprendente pensarlo, l’umanità è oggi anche più evoluta nel modo di trattare queste cose, non ci si deve mica fare la guerra quando ci si separa, Cechi e Slovacchi vanno più d’accordo ora dopo il “divorzio” che quando erano una nazione sola. E ne hanno di radici comuni, in realtà, potevano benissimo stare assieme. Ma a che scopo? Stanno nell’Unione Europea, che se diventasse un vero organismo politico autonomo (con elezione diretta dei rappresentanti) sarebbe anche meglio, e poi amministrano Stati più piccoli e snelli in locale. Il principio della devolution è proprio questo. E a quel punto si va di macroregioni economiche, di accordi di scambio e quant’altro. Senza problemi. Per dire, che senso avrebbe per gli Stati del Benelux unificarsi in uno Stato unico? Che vantaggio otterrebbero? Nessuno. Problemi? Centinaia.
La Jugoslavia unita sarebbe mai entrata nell’Unione Europea? Direi di no. I suoi singoli staterelli autonomi ci stanno entrando? Direi di sì.
E quindi dov’è il problema? Rinunciare ai tricolori, ai carabinieri e alle orrende marcette neoclassiciste?
Potremmo persino restaurare una monarchia costituzionale in Limonte. Non i Savoia, certo. Non sono un esperto, ma credo che il ramo d’Aosta sia un po’ più presentabile.
Kuma: quello che non capisco è come mettere una frontiera (schengen daccordo, ma sempre una frontiera è) tra la tua liguria e la lombardia per esempio possa arrestare la recessione. E ancora, come leggittimare un veneto a chiamare straniero un napoletano possa risanare l’economia. Nella ex jugoslavia si è attuata la pulizia etnica, i croati e i serbi si odiano a morte. I motivi della loro divisione non sono nient’altro che il campanilismo e ,mi ripeto, l’odio.
Proprio perché esiste la comunità europea, è veramente ridicolo a mio avviso frammentarci, più di quanto già siamo. E’ palese che il problema della mondezza è a Napoli e non a Bolzano, e rimarrà a Napoli, non c’è bisogno di mettere una frontiera per non farlo diffondere.
Poi la mafia, credi davvero che rispetterebbe la frontiera del Limonte? E il papa predicherebbe le sue stronzate sono nel ripristinato stato pontificio?
Tutto sarebbe come adesso, ci sarebbe solo più razzismo e intolleranza.
Io non ho mica detto che VOGLIO che sia così. Ma è un’ipotesi che non cancellerebbe niente di sacro, perché io come genovese non devo essere più fratello dei veneti che dei francesi, è una pura cavolata e anche un po’ retrograda, figlia di vecchie concezioni che non stanno portando il mondo da nessuna parte. Quindi insieme o separati non dovrebbe cambiare nulla, visto che si tratta di unire il mondo in un modo un po’ più sofisticato che non creare un’unica grande nazione mondiale dove siamo tutti concittadini. Sarebbe una bella cazzata, palesemente ingovernabile.
Se invece cambia il fatto che le strutture semplici sono più facili da governare in modo illuminato (e questo è storico), allora ben venga una frammentazione saggia, unità alla coesione più universale. Basta guardare alla fine che ha fatto l’Unione Sovietica. E a come la Russia e la Cina sono costrette a provvedimenti drastici per tenere insieme imperi troppo grandi e in gran parte malassortiti.
Comunque il papa non avrebbe più influenza sui politici limontesi di quanta ne ha su quelli francesi. E la mafia è ovunque, non certo solo in Italia, e non cambia né in un modo né nell’altro, quindi la cosa sarebbe ininfluente.
Sbagli di grosso, poi, sul razzismo: il razzismo prospera quando si costringe alla convivenza.
E comunque la domanda fondamentale è: la Cecoslovacchia avrebbe dovuto rimanere unita? E se sì, perché? Perché più si è, più ci si diverte?
Non hanno sparato un colpo, si sono stretti la mano sorridendosi, contenti di essere finalmente liberi di decidere dei rispettivi destini, e hanno subito cominciato a collaborare sul piano dei rapporti economici (ovviamente con inevitabili screzi e discussioni, ma su basi fondamentalmente diverse), si stanno dando mutuo appoggio, così come fanno le tre repubbliche baltiche, malgrado Lituania e Lettonia siano molto più indietro dell’Estonia e non condividano neanche la stessa etnia.
E allora, qual è il problema nell’ipotesi di dividere l’Italia, che fa tanto inorridire i puri di cuore? Io dico: è un problema di mancanza di prospettiva, di ciance mediatiche, di abitudini mentali in gran parte (guarda un po’) forgiate al fuoco del fascismo. Fra l’altro, la spinta risorgimentale verso l’unione nazionale è un mito fasullo, il 99% degli abitanti della penisola ne avrebbero fatto tranquillamente a meno, volevano solo l’indipendenza dai potentati europei.
Ma poi (scusa, sto rileggendo un po’ qua e là): perché la Bielorussia dovrebbe essere senz’anima? Cavolo, ha una sua cultura, radici etniche diverse (e non russe, slavo-baltiche), e tu vorresti dirgli che doveva rimanersene attaccata alla Russia, così ora avrebbe più “anima”?
Non lo capisco.
Innanzi tutto l’identità nazionale non è fascismo, è buon senso.
Poi, perché i piemontesi sono dentro e gli emiliani fuori? Come stabilisci i nuovi confini? A questo punto ogni città dovrebbe autogovernarsi, se siamo tutti così slegati, per poi cooperare, ma a quel punto non vedo molta differenza dal restare come siamo, con una autonomia maggiore delle identità locali certamente, ma senza troppi problemi nello stabilire chi chiamare conterraneo e chi chiamare straniero.
Il razzismo, a mio modo di vedere, è generato dalla convinzione dell’esistenza delle categorie e dalla necessità di appartenere a una di esse. A me personalmente mi fanno solo sorridere quelli che mi guardano dall’alto in basso per la mia provenienza geografica. Adesso mi fanno sorridere, ora che non hanno nessun motivo per trattarmi da diverso. Una frontiera tra me e loro gli darebbe più diritto di farlo.
Poi onestamente non me ne frega nulla, io ho la mia convinzione di cosa è giusto e cosa è sbagliato, e so i valori ai quali do importanza per valutare qualcuno. Se c’è chi ha bisogno per dormire tranquillo di abitare in un paese che è ufficialmente riconosciuto come straniero rispetto ai romani, piuttosto che ai napoletani o ai lucani, beh allora forse sono io che non ho voglia di appartenere al loro stesso paese.
Tu hai una visione molto romantica della faccenda, e non ti biasimo, ma io non riesco a credere nelle buone intenzioni di chi fomenta le folle incitando di imbracciare il fucile. Perdonami ma non lo tollero.
Per quanto mi riguarda, il mio sogno è solo questo: essere governato in maniera giusta, efficiente e leggera. Se poi il naturale evolversi delle società (che, alla fine, è la spinta che ha sempre determinato i cambiamenti alla faccia di tutte le ideologie) decide che è più efficiente la frammentazione amministrativa piuttosto che l’aggregazione in macro regioni… beh, prendo atto e continuo a sognare di poter vivere in un luogo ben amministrato.
Indipendentemente da ciò, continuerò a chiamare “casa” quel luogo dove, se ordino un caffè, non mi portano una olla ricolma di liquame in cui compaiono talvolta rarefatte particelle di caffè bensì una tazzina fumante, ristretta e nera: credo che da Sondrio a Palermo lo facciano così (anche se, per onestà intellettuale, a Sondrio se non specifichi il contrario lo riempiono di grappa, ma forse è solo il freddo…)
Quanto alla globalizzazione, intendevo questo: oggi un cinese un po’ sgamato può, pur con qualche difficoltà, sapere cosa è veramente successo in Tibet dopo lo rivoluzione culturale di Mao (sono sufficienti un buon proxy, google e wikipedia) e, a lungo andare, il pensiero intrecciato e comune di tutte le culture mondiali annacquerà i preconcetti campanilistici ed arricchirà, fino a farle compenetrare, tutte le culture. Fermo restando che il Parmigiano resterà sempre ottimo, il pesto ligure pure e il caffè lo preferirò sempre nero.
La discussione e` ben piu` che interessante… Purtroppo oggi sono in una riunione da tutto il giorno, ma mettero` anche i miei due penny… Aspettatemi!
LA discussione è sicuramente interessante, ma non riesco a concentrarmi su qualcosa che abbia complessità superiore all’elenco degli ingredienti delle fette biscottate.
Resta il fatto che ho sempre meno fiducia nell’uomo.
Che sotto la patina del progresso e della “civiltà”, diventa sempre più regredito e buzzurro. Leggi: egoista e incivile. NIMB. Not in my backyard.
Sono molto sfiduciata.
ma no, dai. non è che diventa sempre più egoista e incivile. lo è sempre stato.
Kote: il caffè io lo bevo amaro senza zucchero, come tutti gli uomini veri! Hai ragione il caffè è un buon collante, così come il grado di cottura della pasta.
Chicca: le fette biscottate sono mie nemiche, non riesco a spalmarne una senza romperla, almeno un pò.
Golo: oh sì.
Botty: ok, siamo qui!
avete provato le ARMONIE del mulino? e quelle cereaolose? gnam
Parigi’, il tuo ultimo avatar (la tipa con le cuffie) mi piace di meno dei precedenti. Però c’è del rosa, quindi lo puoi tenere.
Le ARMONIE (va scritto maiuscolo, come INLAND EMPIRE?) non le ho provate, ma amo poco le tette biscottate. Preferisco tostarmi il pane a fette.
[...] amo poco le tette biscottate. Preferisco tostarmi il pEne a fette.
Non ho letto tutto con attenzione ma dico lo stesso la mia: io credo che l’Italia abbia un’identità culturale che va al di là della lingua, dell’etnia e persino della cucina. Non ho voglia di argomentare, ma i terroni sono miei amici e io ci voglio bene.
E poi fan da mangiare così bene…
Lou: mangio SOLO le armonie ai cereali. Han provato a rifilarmi quelle al malto, ma sono troppo dolci.
Se devo scegliere quelle dolci prendo le panmonviso.
Serir: io le fette le mangio anche così, non spalmate, semplici semplici… per quanto asche con miele (ora di tarassaco), marmellate (ai frutti di bosco: rigorosamente) e nutella spakkino.
Golo: sì, è vero. Ma prima non avevano SUV, smart e occhiali D&G. E mutande a vista. Ecco.
xx: ma cosa c’entra adesso il mio avatar?
proprio oggi mi hanno detto che è il più carino tra quelli che uso di solito… :p
e per me la cosa brutta è proprio che è rosa.
non è che cotechino può farmi una versione celeste?
Chi: contemporanea!
io invece mangio ANCHE quelle al malto… BBBuonissime!
mi piacciono così, col miele (castagno, o scuro) e la marmellata (arance, amarene, frutti di bosco, rosa su tutte). nutella no. burro nemmeno.
dimenticavo i mirtilli!
Agli ordini, capo. Provvedo quanto prima!
ma davverooooOOOO? uao.
mi raccomando alle sfumature! puoi andare dal blu notte al verde acqua!
grassie cotechino! sbaciuk
Sai che se sbagli le sfumature ce l’hai nel culo?
ma Botty! che razza di signore distinto sei?
Eh, lo so…
E` che mi sembrava fosse il caso di avvisarlo il prima possibile e mi era parsa la cosa piu`sintetica ed efficace…
Sai com’e`… Vivendo tutto il giorno insieme al popolino, ahime`, a volte se ne assumono i modi…
ghghg. comunque, in sostanza hai ragione…
alla larga dalla plebaglia del porto!
cote, c’è da stare attento ai riflessi della capigliatura!
xx: bravo. Tanto più che l’etimologia di Italia è ovviamente meridionale. Io poi vado d’accordo con tutti, tranne i Francesi.
il calcio e la pìza sono ciò che tiene unito il glorioso popolo italiano. e la tivvù.
eviva!
non dimentichiamoci la pausini.
Golo45: che amarezza!
Tutti: ancora una volta Gaber mi sembra adatto alla situazione… Il suo Io non mi sento italiano mi sembra estremamente calzante e intonato al contenuto del nostro post e dei commenti…
Sull’unita` nazionale, che e` il tema principe, direi che sono vere un po’ entrambe le cose… Manzoni definiva la patria “una d’arme di lingua e d’altare, di memorie di sangue di cor” (non ho controllato, semmai cazziatemi).
Se andiamo a vedere, rimane ben poco di questa definizione, nella nostra Italia di oggi. Il concetto di Italia come entita` geo-politica e` forzatamente artificiale. Qualsiasi cosa che implichi una decisione a tavolino lo e` e sicuramente i confini nazionali (e non solo i nostri) lo sono.
D’altra parte, ci sono stati anni di battaglie e guerre, di ideali e di speranze verso questa Italia unita che viene da pensare sia per forza ben piu` di un ghirigoro tracciato a tavolino.
Nella mia personalissima utopia, visto che non mi sento, in fondo, piu` distante da un Francofortese (Frankfurt am Main) che da un Francofontese (provincia di Siracusa), punterei a un governo (non sono cosi` utopista da essere anarchico) illuminato, al punto tale da rendere possibile la vita, con lo stesso livello (almeno basilare) di comfort tanto al primo quanto al secondo, quanto a me che mi trovo tra i due. Seguendo questo ragionamento piu` o meno logico, il fatto che questo governo debba scindere le entita` amministrative ai minimi termini o possa permettersi di tenere una struttura centrale, potrebbe essermi abbastanza indifferente.
Quando pero` tento di calare i miei pensieri nella realta` che ho di fronte, mi viene paura di trovarmi davanti a scissioni traumatiche (traumatiche perche` imposte, traumetiche comunque quanto le convivenze imposte… date retta a uno che in mezzo all’immigrazione ci vive e sente i commenti… ) e a figli e figliastri che l’ipotetico governo si troverebbe a fare… Oltre naturalmente alla bassissima probabilita` che un’amministrazione di questo tipo risolva davvero i problemi.
Pero`, se dovesse farlo, in effetti, devo ammettere che non lo considererei un attentato al mio intimo. Per quanto mi riguarderebbe, continuerei ad avere la stessa stima o disistima per le persone per quello che sono, come sto facendo gia` adesso, non per il parallelo di provenienza. Continuerei ad avere il sogno di andare ogni tanto a visitare Roma, come Venezia, come Siracusa (per dire tre posti che ho negli occhi e nel cuore), cosi` come coltiverei il sogno di visitare Tokyo, vedere il tempio di Borobudur in Cambogia e bere una birra alla House of Blues di Chicago.
Per quanto riguarda il razzismo, Serir, purtroppo (secondo me) ha ragione in questo senso: quelli che scrivono qua dentro sono tutte persone di buon senso, che possono disquisire quanto gli pare e piace di tutto (dai cavalli al futuro del mondo) scambiandosi le loro posizioni e sentendo l’opinione dell’altro come un arricchimento. Purtroppo la maggioranza della gente (o sono pessimista?) non e` cosi`e, un confine potrebbe “legittimare” pensieri ‘ostili’. Serir, ha invece torto perche`, cosi` come riesci a sentirti superiore nei confronti di chi ti guarda storto “ora”, qualora tu fossi appartenente ad un’altra nazione, il tuo sentimento non dovrebbe cambiare perche` il comportamento dell’altro sarebbe figlio della stessa stupidita` ed ignoranza… il confine non gli aggiungerebbe nessun “diritto”.
Fiuuuu… che tirata… Per il momento basta… Se mi viene in mente altro, aggiungero`…
arieccolo, il signore distinto
Prrrrr…
Un po’ di spam:
Un live dei Senpai, il gruppo di Kotekino.. In questo video Kotekino sfoggia una superba maglietta gialla con i tagli della mucca descritti in lingua giapponese
Parigì, ti sono arrivate gli avatar, come da richiesta?
caro cote, a che indirizzo li hai mandati? quello registrato ormai lo uso solo per compilare questi stupidi form dei commenti
Ah, ecco
L’avevo mandato a quello!
no, mandalo ad un altro!
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uffa come faccio a dirtelo in segreto?
kote: ma che figata!!!! Sei indie! Bravo, bravo e ancora bravo.
mi ero persa lo spammone! fiquo!
è proprio vero che non si butta via niente!
Kote: ma una frammentazione amministrativa e un raggruppamento in macroregioni sono la stessa cosa. O meglio, non sono in antitesi.
In sostanza, mi dovete spiegare cosa state pensando quando vi raffigurate un mondo utopico positivo in cui i popoli del mondo vanno a braccetto e si amano tutti a vicenda. Ammettiamo che si possa fare: nella pratica, cosa dovrebbe essere? Una nazione unica con un governo centrale e nessuna suddivisione interna? Va be’, estremismo impraticabile. Diciamo allora le famose macroregioni. Ok, cosa sarebbero? Tipo “Europa Meridionale” con Italia, Francia, Spagna e Portogallo fusi insieme in un’unica entità priva di confini e governata da una sola struttura? E poi, che altro? Con una sola lingua? E tutto questo che migliorie dovrebbe portare ai rapporti tra Europa Meridionale e Unione Europea o ipotetico Governo Mondiale?
E poi è proprio questo che mi fa orrore: perché dovremmo smettere di essere quello che siamo per diventare indistinti? Non è mica questo il senso di un’unione produttiva, così come qualunque tipo di aggregazione, per essere vitale vincente e fruttifera deve valorizzare le differenze dei suoi membri, non appiattirle. C’è fior di letteratura che ci descrive distopie basate sulla distorsione del concetto di uguaglianza. In definitiva, quello che bisogna augurarsi è di avere strutture agili e funzionali.
Sul razzismo dissento fortemente: dovete pensare ai modi in cui si verifica, non considerarlo in astratto. Il razzismo non è un atteggiamento predeterminato, è la reazione impaurita dei deboli (spesso opportunamente incanalati) di fronte ai flussi migratori. Fa certamente leva su un istinto primordiale di paura del diverso, ma questo istinto affiora e si attiva solo in determinate circostanze. La circostanza di due nazioni confinanti che non si trovano a interagire mediante flussi migratori non ha mai determinato razzismo. L’antisemitismo non sarebbe mai nato senza la diaspora. E nessuno avrebbe mai usato la parola “terrone” se non ci fossero stati spostamenti massicci dal sud al nord causati dalla povertà. Le frontiere non c’entrano proprio nulla, state prendendo un granchio clamoroso, il razzismo è al 99% un fatto interno. Vi è mai capitato in Italia di vedere gesti di razzismo nei confronti di ungheresi, finlandesi o spagnoli? O azerbaigiani, o nepalesi, o australiani? Invece rumeni? Albanesi? Marocchini? Senegalesi? Cinesi?
Fate un po’ il conto delle rispettive presenze di tutti questi popoli da noi.
Se un milanese leghista ora ce l’ha con i romani, è solo perché gli hanno detto che sono loro che gli fanno perdere il 40% dei suoi guadagni in tasse. Se fossero uno stato confinante con cui non avesse alcun rapporto amministrativo né alcun flusso migratorio, non avrebbe alcun motivo di pensarne male. Andrebbe in vacanza a Roma e direbbe che è una città meravigliosa e che ci ha passato una settimana bellissima (*).
Poi, appunto, le frontiere: ma le frontiere moderne (della “società civile”) non sono divisioni geografiche, sono ripartizioni amministrative. Si tratta solo di sapere dove paghi le tasse e dove vai a votare, se riusciamo a togliere tutta la retorica (per inciso io considero ogni nazionalismo deleterio per l’umanità, perché t’impedisce di sentirti cosmopolita pur nel tuo patrimonio culturale, ti spinge a volerlo difendere anziché scambiare, cosa che è la radice di tutti i mali e di tutte le guerre). E poi già siamo divisi in regioni e province e comuni, facenti parte di un insieme via via più grande. E’ solo questione di come chiamare queste suddivisioni e quell’insieme, e di regolare i rapporti in modo sempre più funzionale.
Riguardo all’identità italiana, io non so se ne sono davvero convinto, forse faccio solo l’avvocato del diavolo, ma mi chiedo se non ci sembra che esista solo perché ci siamo abituati, perché così ci hanno insegnato, bandiera inno e tutto il resto. E’ una cosa inventata l’altroieri, ma le ultime due generazioni ci sono nate dentro e non sanno più pensare diversamente. Anche richiamarsi all’identità gastronomica non ha senso: si può dire che i popoli mediterranei sono quelli che sanno mangiare meglio, ma tra la cucina toscana e la cucina campana non c’è veramente niente ma niente in comune, a cominciare dalle strutture portanti dell’olio e del burro. E ho fatto esempi non di frontiera, perché se ti spingi a paragonare la cucina altoatesina, quella ligure e quella siciliana…
Un esempio che mi resta emblematico avvenne durante il festival di Chiavari nel 2004. A tavola c’erano un francese del sud (Michel Ocelot), un greco (Georges Sifianos), un genovese (io) e un torinese. Si mangiava farinata e panissa. Ebbene, il francese e il greco le conoscevano, perché sulla Costa Azzurra e in Grecia si fanno in modo praticamente identico. Il torinese no. Abbiamo cominciato a parlare di cucina tipica delle rispettive regioni, e il torinese era quello “estraneo”, che non aveva nulla da condividere.
Meditate.
Quando provi a definire lo “spirito italiano” dovresti come minimo fare dei distinguo del tipo “esclusi sardi, altoatesini e valdostani, inclusi sloveni e savoiardi”, o cose del genere.
Insomma, abbasso le frontiere (quelle vere, di concezione passatista), abbasso le bandiere (quelle stupidamente sbandierate, spesso a fini politici), viva le culture (sempre e comunque).
(*) Comunque non posso accettare nessun vittimismo da parte di un romano: io ho vissuto a Roma per vari periodi nel corso degli anni, e l’impressione che un non-romano ha dei romani è che siano gente affabile e cordiale ma con un ENORME complesso di superiorità nei confronti del mondo. Non esiste altro posto in cui tutti, ma TUTTI TUTTI TUTTI (a partire dalla versione moderna dei centurioni di Asterix: i fonici!), non fanno altro che spiegarti come Roma sia la più grande e meravigliosa città della Terra, il fulcro dell’universo e il centro vitale del pensiero umano nel corso dei secoli. Cosa che in parte è anche vera ma dopo un po’ ti comincia a stressare un pochino, perché si arriva ad atteggiamenti che fra le righe intendono dirti: “Mi dispiace per te che non ci vivi, sarai sempre un cittadino di serie B”.
).
(Anche certi milanesi la menano troppo con Milano, ma nel loro caso non mi tocca perché semplicemente non li ascolto
Nello stesso tempo, credo fermamente anche in questo:
http://www.youtube.com/watch?v=ow1Pg6ZUohY
Il patrimonio culturale richiede comunque un po’ di selezione.
Serir, Parigì: grazie grazie, anche se, senza la maglietta- mucca, non avrei mai potuto esprimermi in una prestazione decente
E comunque, sì, sono indie dentro, profondamente e visceralmente: eccolo qua l’uomo di “destra” che si fa un baffo del mainstream musicale e sostiene e sosterrà sempre che la musica pop è niente più che ottimo artigianato; qualunque sua industrializzazione la porta a svuotarsi del suo significato di “pop”, la asciuga e la inaridisce e, esteticamente parlando, la rende (nella maggioranza dei casi, of course, mai generalizzare troppo) lontana dai miei gusti.
Parigì: mandami una mail a r . s a l a @ n o o d l s . c o m (lo scrivo con gli spazi, così i “bot” non tracciano alcuna mail e non mi arriva lo spam per i prossimi 50 anni). Ti risponderò con magnifiche tonalità del tuo avatar
Kuma, ti riprendo:
In sostanza, mi dovete spiegare cosa state pensando quando vi raffigurate un mondo utopico positivo in cui i popoli del mondo vanno a braccetto e si amano tutti a vicenda
Io non raffiguro alcun mondo utopico. Io odio le utopie, non auspico nulla e, se vuoi, chiamami nichilista. In realtà avanzo un’ipotesi su ciò che mi sembra probabile che accada e, in parte, sta già accadendo: proverò a spiegarmi meglio.
Le culture di tutto il mondo, alla lunga, si compenetreranno per la velocità con cui l’informazione e il pensiero vengono veicolati al di là dei confini. Quindi è inevitabile che le differenze tra tali culture si stempereranno. Quanto all’andare a braccetto d’amore e d’accordo, quella sì che è utopia: giammai! Gli uomini si metteranno sempre gli uni contro gli altri solo che, diversamente dal passato, non lo faranno sotto la bandiera del proprio borgo, cittadella, regione o nazione bensì sotto altre bandiere e altri raggruppamenti (magari ideologici o religiosi: chissà!).
Però, venendo via via meno le differenze geografiche, si tenderà ad allargare la sfera di influenza dei singoli governi a un grande numero di persone (ed è il caso dell’europa: oggi molti si definiscono europei, anche solo nel 1980 chi lo avrebbe fatto? Pochi). Ma un governo che abbracci centinaia di milioni di persone dovrà fare i conti con l’ingolfamento burocratico della centralizzazione: e quindi si localizzerà l’amministrazione a numeri ragionevoli. (Si prenda l’esempio del Canton Grigioni: 300.000 persone che godono del più fulgido esempio di efficienza nell’amministrazione pubblica: il fatto che io sia di origine grigiona è un dettaglio
)
Tutto qui.
Per quanto riguarda me, Kuma, mi vedi piuttosto allineato… Il tuo pensiero riprende in svariati punti il mio…
La mia utopia non e` quella dei popoli che vadano d’amore e d’accordo (se potessi io ucciderei quelli del mio palazzo, figurarsi quelli piu` lontani di cosi`), ma quella di un governo efficiente che possa garantire una soglia base di benessere a tutti gli amministrati. Poi, “garantito” questo, il metodo (macroregioni? microregioni? Citta`-stato?) puo` risultarmi, tutto sommato, abbastanza indifferente.
Il mio dubbio nasce da una scarsa fiducia nel sistema attuale e nei suoi protagonisti, che dubito sarebbero in grado di attuare tutto cio`. Nel senso… Se decidiamo la separazione del Veneto dalla Campania (cito a caso), mi piacerebbe sapere che il governo ‘centrale’ che gestisce la separazione nel suo momento germinale e i due governi ‘locali’ in seguito sono in grado di garantire ai governati un’amministrazione veramente efficiente e una qualita` della vita superiore a quella che avevano quando erano uniti… e al momento, su questo, nutro dei dubbi…
A proposito di differenze e di ‘barriere’ tra i popoli e le culture, poi… Se noi di Sestri Ponente invece che dire “vado in centro” diciamo “vado a Genova”, direi che il discorso si chiarisce gia` molto.
Ciononostante, io mi sento piu` vicino a Serir che al mio collega tre scrivanie dopo di me, nato e cresciuto a Genova, ma che reputo un imbecille il cui unico scopo nella vita sia sprecare parte dell’aria degli altri… Per questo io oriento il pensiero o su vastissima scala, o su scala individuale… Come dicevo, i raggruppamenti intermedi tendono ad essere o artefatti (confini nazionali) o, comunque, basati su un’identita` culturale molto molto forte, che nulla ha da temere da un’organizzazione amministrativa (efficace ed efficente, beninteso!) qualunque essa sia.
E comunque, ragionavamo col mio collega (napoletano) dei nostri colleghi (svedesi) e del loro stato.
E lui chioso`… “Sai c’e` anche da dire che sono solo 9 milioni… Non ce la fanno a starsi nei piedi neanche volendo… Fai presto ad amministrarli!”
Era detto tra il serio e il faceto, ma puo` avere senso…
E, si`, bravo KK e i Senpai!!! Yeppa ye`!
Kuma: ovviamente dissento su molte cose. Cominciamo dal fatto che i discorsi i romani sono così, i milanesi colà, ecc, un poco mi fanno girare, li trovo un pò bassi e scusami, provinciali, così come i rimproveri di vittimismo quando non credo di averlo manifestato. Comunque andiamo oltre e soffermiamoci su altro, molto più importante.
A mio modo di vedere hai detto una cosa orribile:
“L’antisemitismo non sarebbe mai nato senza la diaspora. E nessuno avrebbe mai usato la parola “terrone” se non ci fossero stati spostamenti massicci dal sud al nord causati dalla povertà….. Se fossero uno stato confinante con cui non avesse alcun rapporto amministrativo né alcun flusso migratorio, non avrebbe alcun motivo di pensarne male.”
Fuori i romani da Genova? Fuori i milanesi da Genova? Fuori i napoletani da Genova? E’ esattamente questo tipo di pensiero che una frontiera legittimerebbe ed è esattamente questo che fa spavento. Cadi in un controsenso evidente quando prima parli di un mondo utopistico dove siamo tutti cittadini del mondo e poi invece dobbiamo stare tutti dentro i nostri feudi senza andare mai nel feudo adiacente, se non per vacanza, così quelli del feudo adiacente non ci odieranno.
Il fatto che Genova (o Milano o Lecce) siano città della repubblica italiana con capitale Roma non toglie identità ai Genovesi (ai Milanesi e ai Leccesi), nessuno vi tratta da colonie, né da cittadini di serie B. Nessuno vi obbliga a parlare romanesco, nessuno vi obbliga a sentirvi periferici. Le regioni esistono proprio a tale scopo, a dare autonomia locale, proprio perché siamo un mosaico di diverse realtà con piccole o grandi differenze. A me non me ne può fregare di meno che la capitale sia Roma, non sto difendendo il potere imperialista di quei cattivi dei romani. Spostiamola a Genova, a Napoli, a Canicattì, non mi importa. Non cambia nulla, perché il luogo fisico dove vengono prese le decisioni non fa la differenza, sono le persone che la fanno. I romani dicono che Roma sia bella, architettonicamente parlando, e mi sembra evidente che abbia molto più di altre città. Non ti diranno mai (e se lo fanno mentono) che a Roma si vive bene, che c’è ricchezza e l’amministrazione funziona. L’unico discorso di superiorità che ti faranno sarà riguardo l’arte e mi dispiace, ma tolte poche altre città, è così.
Il 40% dei tuoi guadagni non va ai Romani, non c’è nessun ufficio smistamento del 40% dei soldi dei polentoni che ci dà la nostra parte mensilmente. Le tasse vengono decise a Roma, ok, ma dal governo che ha sede a Roma ma non è composto da Romani, c’è una bella differenza. Quindi io, e come me gli altri, non ti abbiamo rubato un centesimo.
Ho la sensazione che potremmo andare avanti in eterno senza mai giungere ad un punto di contatto.
Il fatto che il 40% dei guadagni andasse ai Romani penso fosse iperbolico e umoristico, dai… Riprende un cliche` da campagna elettorale…
Per il razzismo, quello che dice Kuma, deriva probabilmente da quello che stiamo vivendo a Genova, dove un (sempre piu`) nutrito gruppo di persone, anche animate dalle migliori intenzioni e dal piu` ampio spirito ecumenico, si trova a commentare i fatti di cronaca osservando che e` colpa di questi ecuadoriani, colpa di questi romeni, se ne tornassero a casa loro… etc etc etc… Ora, se anche i piu` “morbidi” si trovano (passami l’espressione “loro malgrado”) a fare di questi pensieri, capisci da dove arriva la questione del razzismo come reazione alla convivenza coatta…
E soprattutto alla convivenza problematica. Nessuno pensa fuori gli Svizzeri da Genova perche` non sono mai saliti agli onori delle cronache per attivita` criminose… quindi, nell’utopia di un governo (qualsiasi esso sia) che riesce a risolvere il problema del benessere di ognuno a casa propria, il flusso migratorio diventerebbe gestibile e non creerebbe convivenze cosi` problematiche e con effetti collaterali di questo genere
Ma, stavolta si`, siamo nell’ambito delle utopie…
(pero`, fuori i milanesi da Genova, quando la domenica sera sono fermo in coda… uhmm…
)
Finalmente ho capito perchè Bertinotti ha preso gli spiccioli e la Lega ha fatto il pienone!!! Kuma, confessa, questa volta hai votato Lega
Botty: E’ sempre colpa degli altri, ora i rumeni e gli ecuadoriani, poi quando (e se) ve ne sarete liberati, diventerà colpa dei terroni, via i terroni e la colpa ricadrà sui piemontesi. Fuori i piemontesi e sorgeranno rivalità fra liguri. Alla fine ogni quartiere di Genova sarà indipendente e cominceranno le guerre fra strade adiacenti.
Io continuo a pensare che la diversità sia un arricchimento, che se nella mia città, regione, stato, vivono persone che parlano una lingua diversa dalla mia, che hanno usanze diverse, io vado a impararle anziché augurarmi che se ne vadano. Roma è piena di arabi, probabilmente è la seconda lingua dopo l’italiano, e ne sono contento. La convivenza forzata con l’egiziano che fa la pizza sotto casa o col siriano filisofo che fa il kebab (migliore del mondo!!!!) non ha generato razzismo in me, e ti assicuro in molti altri miei conoscenti. Forse il motivo è che non ci sentiamo minacciati se una ragazza va al liceo col velo, se il benzinaio mette un tappeto per terra e prega verso la mecca proprio quando vorremmo fare benzina. Noi siamo Romani e Italiani, e se uscendo per strada sento parlare arabo (o filippino o addirittura rumeno) non lo divento di meno.
Certo la criminalità fa incazzare, sarebbe ipocrita non ammetterlo. Ma guardiamoci negli occhi e riflettiamo se tale criminalità non ha al vertice della piramide persone che parlano il nostro stesso dialetto.
Genova e` sempre stata una citta` particolare e molto attenta al campanile… Come ti dicevo, quartieri diversi si sentono citta` diverse… Ma qui non parlo di guerra tra etnie…
Quello che volevo dire io (cazzarola, scrivere allunga tutto clamorosamente… Sarebbe bello trovarci tutti attorno al tavolone di un bar e parlarne per ore!!) e` che, benche` anch’io e tanti altri vediamo nella diversita` un valore, se tutti i giorni (tutti i giorni!) senti/leggi che un ecuadoriano ha accoltellato un vecchietto che portava laspazzatura per prendergli il cellulare, che c’e` stata una rissa tra romeni vicino a casa tua e si sono accoltellati, giusto pochi minuti dopo che la tua fidanzata e` passata di la`… fai fatica a ricordarti che il vertice della piramide parla comunque italiano, forse anche meglio di te… Ti viene da pensare che se non ci fossero questi disperati (non nego che lo siano, per carita`), questi vertici non avrebbero manovalanza a cui attaccarsi.
Per questo nel mio discorso facevo ricorso al sogno di un benessere vero e diffuso, che sarebbe la chiave di volta per scardinare una volta e per sempre tutto il resto dei problemi…
Giustissimo Serir, sono completamente d’accordo. Però la gente (senza voler essere snob) non la pensa come te e se un marocchino gli fotte la borsa, se la prende col Marocco intero.
Stupida e semplicistica reazione, ma è così fin dalla notte dei tempi ed è la causa del razzismo: chi non ha sufficiente capacità di analisi, vuoi per limiti culturali o anche intellettuali, semplifica. E le semplificazioni a volte e in determinate circostanze sono utili, in casi come questo sono rozze e il più delle volte ingiuste.
Ma che vuoi farci? Pensare in modo raffinato è un dovere, se uno può. Ma è altrettanto un dovere, capire la società in cui si vive: una mia vecchia zia è una brava persona, ma proprio brava. Purtroppo è ignorante come un caprone: e per lei gli arabi sono il Male. Falle capire che non è così e che ci sono arabi gentilissimi e che non bisogna generalizzare e che il Kebab è cibo per angeli bla bla bla. Non lo capisce, è ignorante: però non è Hitler e non fa male a nessuno. Chi cavalca la sua ignoranza e la strumentalizza per battaglie politiche è criminale. Ma questo è un altro discorso…
Kote: Esattamente, siamo in completo accordo. Il male è chi sta al potere e cavalca, usa e forse ha direttamente quella ignoranza lì.
Kote e Botty: Io non giustifico il marocchino che mi fotte il portafoglio. Mi incazzo a morte, ci mancherebbe. Però quello che dico è che se rispediamo tutti a casa, ivi compresi gli italiani non autoctoni, il portafoglio la prossima volta ce lo frega l’autoctono.
… e ricadiamo sempre li`… sulla necessita` di un governo illuminato che non cavalchi l’ignoranza…
Che Dio ce la mandi buona…
Ops… non avevo visto ancora il commento di Serir.
Ne sono certo… Purtroppo devi fare i conti anche con i numeri… Se in un anno ci sono 365 vecchi a cui hanno rubato il portafoglio e 320 responsabili non sono autoctoni, il probelma con l’immigrazione _esiste_ al di la` dei razzismi.
Il resto e` ignoranza e criminalita` ‘mentale’, come dicevate anche tu e KK
Ma è ovvio che il punto è la disperazione: dove c’è disperazione, c’è criminalità. Dove c’è criminalità c’è bisogno di sicurezza, e questo è assodato. Il punto è: come ottieni la sicurezza? Puoi sbatter fuori tutti gli immigrati del mondo che, finchè l’Italia è un paese ricco (e l’Italia E’ un paese ricco, alla faccia dei pietismi), questi torneranno più disperati e incazzati che mai.
Quindi?
Come in tutte le cose, secondo me il principio ispiratore è la regolamentazione e non la repressione: quest’ultima serve per i casi sporadici, eclatanti, singolari. Ma non può essere prassi, solo una mente illiberale e ottusa può pensarlo.
Sul come regolamentare, ci vorrebbero pagine e pagine e, purtroppo, devo lavorare
Botty: non conosco la realtà di Genova, forse non posso capire alcune cose senza viverle. Però sono fortemente contro il campanilismo, come forse si è intuito!
Il mio è un pensiero utopico, perché parte dal presupposto che l’essere umano sia intelligente, però mi piace pensare che si arriverà a volerci bene indipendentemente dal numero civico della strada dove siamo nati.
Kote: dai lavora, che devi portare avanti questo paese, mentre noi romani ce ne stiamo in panciolle!!!!!! (cosa che oggi è vera, visto che mi sono dato malato….. tanto ho il tuo 40%!)
Ragazzi, vi lascio soli un attimo e mi fate il bar sport! Manca solo Anna La Rosa.
Ovviamente non ho letto una riga di quanto sopra, non ho tempo..
Serir: il campanile e` bello finche` e` ‘buffo’ come il caso di noi genovese, o finche` serve a dichiarare la porchetta di Ariccia come la migliore… per il resto si`, e` solo dannoso e porta, tra le altre fesseriuole, alla sindrome del NIMBY…
Per il resto, mi pare che la “tragedia” nostra sia che siamo tutti d’accordo sulle idee, e abbiamo una visione del mondo platonicamente perfetta… E` la realta` che ci frega… Purtroppo, sulla realta` e sulla capacita` di gestire questa realta` da parte dei nostri amministratori (di qualunque colore essi siano) temo di non poter contare piu` di tanto…
Ah, se tu hai il mio 40% odierno, ipotizzando di dividercelo equamente, in un’ottica di equa ridistribuzione delle tasse, mi viene un caffe`…
Affascinante come il
peggiormiglior tentativo di fare una discussione seria da queste parti sia stato bollato dalla nostra madrina come “Bar sport”. E soprattutto, chi cacchio è Anna La Rosa?azzo e quanto guadagni? Un caffé costa mediamente 0.5€, se per equa ridistribuzione intendi a tutti gli italiani, che sono 60000000, stiamo parlando di 30000000€… ed è solo il tuo 40% giornaliero. Tutto ciò significa che in un mese tu guadagni 2250000000€… Pagano bene in svezia! Senti non è che vorresti diventare gay e sposarmi?!!!
Scherzi a parte, il campanilismo simpatico che tu dici non è nemmeno campanilismo secondo me, è semplice amore per le proprie origini, che è sacrosanto. Io so di amare la pizza a taglio (che non esiste, come dico io, da nessuna parte in italia fuori dal lazio, anzi forse fuori dalla provincia di roma) solo perché fa parte delle mie abitudini, perché ci sono cresciuto, e quando vado in un posto dove la fanno, a mio modo di vedere, male, dico che noi romani siamo i migliori a fare la pizza a taglio. Sono cosciente del fatto che probabilmente se fossi genovese direi la stessa cosa per la focaccia e schiferei la pizza a taglio romana.
Il campanilismo sorge nel momento in cui tu ritieni di dover favorire, nei casi più blandi, o addirittura permettere la residenza solo a chi ritieni appartenga alla tua stessa elite.
Insomma un genovese che viene a Roma a me non da nessun tipo di turbamento, non saprà apprezzare la pizza a taglio, ma ha diritto quanto me di stare qui, inquanto è italiano. E’ questo concetto che sto difendendo da stamattina e che potrò difendere per un paio di ore, dopodiché comincia il mio weekend romantico…
Serir: per equa ridistribuzione intendevo semplicemente tra me e te…
(belin, qui un caffe` mi viene poco poco 70 cent! Comunque siamo a un totale di 1.4 euri)
Comunque, al di la` dei campanili e della pappa (siamo gia` d’accordo che il primo che va dall’altro porta le delizie della sua terra
), il fatto che un genovese sia a Roma non ti da turbamenti perche` ne ha diritto quanto te, in quanto italiano. E uno Svedese? Secondo me non sposta il problema… Non ti (mi) da turbamento perche` ha diritto quanto te (me), in quanto europeo… E un Cingalese? Non ci da turbamento perche` ne ha diritto quanto noi, in quanto essere umano.
E` questo che tento di spiegare, quando dico che la forma di governo, e il concetto di Nazione soprattutto, hanno in se`un qualcosa di artificioso/artificiale.
Detto questo, archivio la pratica e ti lascio al tuo weekend romantico! Saluta DM!
Serir, ecco un altro esempio di campanilismo simpatico:
si da il caso che Genova sia la regina di un prodotto, chiamto anch’esso “Pizza al taglio”, che rasenta vette di bontà sublimi: parente della focaccia al formaggio tradizionale (non quella di Recco, che data i primi del novecento) ma con l’aggiunta di pomodoro: la pasta è, neanche a dirlo, quella della tradizionale focaccia genovese.
Quando sento la parola “pizza al taglio” si materializza nella mia mente quella pizza al taglio e, pertanto, quando affermi che al di fuori del Lazio nessuno la sa fare percepisco un forte moto d’orgoglio che in breve tempo si tramuta in desiderio omicida e pervade d’ira tutto il corpo e la mente
Quando arriveremo coi carri armati verdi in quel di Roma, porteremo anche diverse teglie di pizza al taglio da distribuire ai resistenti come dono per ammorbidirli.
OT
scusate volevo ringraziare cote e fare la prova del mio nuovo bellissimo avatar! GRASSIE!
cotechino uomo del giorno!
/ OT
sigh…
haem… torno ad usare quella rosa. non vorrei far impazzire il codice di cote!
comunque queste belle verdi e blu me le tengo!
ah ma no! funge!! era perché ero loggata come sociopatica!
che stress questi account! GRAAAAAANDE!
Lou, ma sai che lo preferivo rosa?
haemmm…. avrei anche una versione blu… poi ti fo vedere così mi consigli… però boh, rosa… non è TUTTO TROPPO ROSA?
ma com’è che sono tornata rosa?
OT
De nada figurati, parigì: sei troppo indulgente col sottoscritto
/OT
Sei rosa per problemi di cache: io ti vedo “ultramarine blue”
Plaudo anch’io alla scelta della nuoav tonalita`! Complimenti al Dynamic Duo!
la cache l’ho vuotata, ma mi vedo rosetta!
ultramarine mi piace molto!
ecco, adesso di nuovo acquatica. ewiwa!
Scusate, non ho voglia di leggere troppo attentamente tutti i 94 commenti, ma fermo restando che una divisione netta dell’italia oggigiorno mi sembra alquanto impraticabile, mi pare vi siate dimenticati di notare il vero motivo per cui l’Italia resterà unita.
Ovvero la possibilità di avere un ampio vivavio da cui attingere per la nazionale di calcio.
Sto ammirando la figura di Amedeo d’Aosta ospite di Corrado Augias. Il Limonte potrebbe anche configurarsi come monarchia costituzionale.
Voglio dire, la squadra spagnola dopo ogni vittoria riceve la visita del re negli spogliatoi, e Juan Carlos fa la sua figura. Se hai il regnante giusto, è un valore estetico aggiunto. Aiuta anche il turismo. E costa meno che mantenere tre dei nostri senatori.
a ben vedere anche Felipe di Borbone è piuttosto figo…
perché non proponiamo uno scambio equo offrendo agli spagnoli TUTTI i nostri senatori + tutti i calciatori (magari servono delle buone riserve per il mondiale) e ci accaparriamo il giovanotto delle asturie!
mal che vada, mi starebbe bene anche il duca Carl Philip di Svezia…
(oggi fa troppo, troppo caldo… è insopportabile)